Disagio dei pubblicisti

Verso un loro contributo alla modifica della legge istitutiva dell’OdG

 

Caro collega,
il disagio dei giornalisti pubblicisti ha portato a decidere nell’ultima riunione telematica della FNGPI di dare priorita’ ad un dibattito che porti ad un contributo dei giornalisti pubblicisti sulla riforma, sempre piu’ necessaria, della legge istitutiva dell’OdG ed ad un numero zero di Tribuna Stampa su questo specifico tema.
Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella ultima tradizionale riunione del Ventaglio, ha sottolineato l’urgenza della modifica della legge istitutiva.
A questo fine si e’ deciso una prima web conference prevalentemente su questo tema, venerdi’, 19 gennaio pv, alle ore 14.
Questo il link per partecipare al dibattito:
https://global.gotomeeting.com/join/416604965
Per facilitare il dibattito tutti i colleghi pubblicisti sono anche invitati ad inviare le proprie opinioni a redazione@tribunastampa.eu per la pubblicazione dei loro contributi sul blog http://www.tribunastampa.org.
E’ gia’ stato pubblicato un primo contributo, quello di Franz Foti, Consigliere Nazionale della FNSI, che si puo’ gia’ leggere sul blog.
Si e’ provveduto anche ad aprire su http://www.tribunastampa.eu/documenti/ una cartella con l’intendimento di mettere a disposizione una documentazione utile, anche in futuro, oltre che al dibattito, all’ elaborazione di un documento da proporre a tutti i colleghi pubblicisti.

Si anticipano nel frattempo qui alcuni altri testi:

1 – Un testo di Luigi Rosa, pubblicato nel dicembre 1968, su l’ “Ordine dei Giornalisti” dal titolo “Le norme costituzionali e l’Ordine dei Giornalisti”, che termina con una sorprendente presa di posizione, che per la sua attualita’ vi riporto integralmente:

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Il testo e’ interalmente scaricabile da http://clmr.infoteca.it/bw5net/ShowFileAS.ashx?Filename=vJHFoVgrL2f8vX9YgE3LlS6YeiWwBRG9IN5eD2Cn9sHmbq0ZSf9bff7WKlvSgs7W

2- Un articolo su Linkiesta su “Giornalisti: l’Ordine che nessuno riesce a cancellare”, ove si riportano tutte le iniziative, referendum compreso del 1997, intese a modicare od addirittura cancallare l’OdG. Il testo e’ scaricabile da http://www.linkiesta.it/it/article/2013/04/15/giornalisti-lordine-che-nessuno-riesce-a-cancellare/13007/
E’ curioso leggere quanto segue:
“Nel 1997 Sergio Mattarella, dopo aver prestato il cognome alla precedente legge elettorale del 1993 (il Mattarellum, appunto) propose, insieme con altri deputati dell’Ulivo, la sostituzione dell’Ordine con un “Consiglio superiore dell’informazione”, che tutelasse l’autonomia professionale e il rispetto della deontologia”

3- Il testo di Franco Abruzzo “Ordini e Collegi rimangono in piedi, ma la riforma e’ tutta da costruire”. Il testo e’ scaricabile da http://www.odg.mi.it/node/31153

Mentre ti ricordo che su http://www.tribunastampa.eu continua il tesseramento online 2018 alla Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti Italiani (FNGPI), ti porgo un cordiale saluto

Enrico Campagnoli

 

Venerdì, 19 gennaio pv webconference: riflessioni sulla revisione della legge istitutiva dell’Ordine. Si pubblica il contributo di Franz Foti, Consigliere Nazionale FNSI

NOTE DI DISCUSSIONE SULLA PROSPETTIVA DEI PUBBLICISTI

Le recenti modifiche alla legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti hanno apportato mutamenti consistenti circa il ruolo dei pubblicisti all’interno dell’Ordine medesimo marcando una loro netta marginalizzazione pur rappresentando, nell’ambito della categoria dei giornalisti, la maggioranza schiacciante degli iscritti.

Si avverte ormai da tempo l’esigenza di rivedere e aggiornare il quadro delle professioni all’interno dell’Ordine, la loro configurazionale professionale e le modalità di gestione delle loro prestazioni professionali sotto il profilo deontologico e contrattuale. Si rende necessaria, di conseguenza, anche la ridefinizione degli accessi alla professione.

Per queste ragioni, la Federazione Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti vuole promuovere un dibattito fra i pubblicisti per stabilire quanto segue:

  • Apportare una modifica sostanziale alle leggi che regolano la professione giornalistica costituendo un Albo Nazionale, al di fuori dell’ODG, riconosciuto dalle istituzioni governative, a gestione autonoma e sotto la giurisdizione dell’Autorità della Comunicazione;

  • Il costituendo Albo includerebbe gli attuali pubblicisti iscritti all’Ordine dei Giornalisti e le nuove figure professionali ascrivibili all’ambito della comunicazione che attualmente operano nelle imprese, nel mondo associativo, nella P.A. e nella rete e il cui lavoro può essere configurato come professione della comunicazione, ivi compresa quella strettamente giornalistica considerata “latu sensu”;

  • Le figure professionali da individuare e inserire nel costituendo Albo saranno definite, entro un anno da un’apposita commissione costituita da un rappresentante del ministero del lavoro e del ministero di giustizia, da due rappresentanti dell’Autorità della Comunicazione, da due rappresentanti dell’ODG (un professionista e un pubblicista), da due rappresentanti della FNSI (un pubblicista e un professionista) e da un rappresentante dell’INPGI e da tre rappresentanti dei sindacati confederali (Cgil – CISL- e UIL) e da un rappresentante del MIUR;

  • La proposta di cui sopra sarà sottoposta a referendum coinvolgendo l’ODG e la FNSI;

  • La proposta comprenderà anche la richiesta di scorporo del patrimonio dell’ODG in proporziona alla quantità degli iscritti affidando al costituendo Albo la quota di spettanza ai pubblicisti;

  • Naturalmente si richiederà anche di modificare le modalità di accesso alla professione superando le attuali procedure per definire il passaggio da pubblicista a professionista e le forme della specializzazione professionale da conseguire attraverso i percorsi di studio.

Tesseramento 2018 alla Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti Italiani (FNGPI)

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Caro Collega,
con l’anno nuovo, Tribuna Stampa 2.0 ti invita ad iscriverti per il 2018 alla neocostituita Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti Italiani (F.N.G.P.I.) per far rinascere la storica testata “Tribuna Stampa” e per dar nuova voce ai giornalisti pubblicisti in un momento importante, anche in vista di un eventuale contributo alla revisione di una legge obsoleta come quella istitutiva dell’Ordine.  

Questa legge oggi non solo mortifica i giornalisti pubblicisti, che hanno nell’Ordine una rappresentanza non commisurata al loro contributo, ma, essendo completamente mutato dal 1963 il mondo dell’informazione, è inadeguata, tanto nel tutelare l’utenza dell’informazione, quanto l’accesso all’attività giornalistica ed in fondo il diritto stesso di ogni cittadino, ai sensi dell’art. 21 della Costituzione, “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

E’ un’occasione unica per far sentire la tua voce come giornalista pubblicista.
Se vuoi diventar socio della F.N.G.P.I. e ne approvi lo Statuto , sei invitato a tesserarti online cliccando qui .

La quota per il 2018 è stata prevista in 15 euro e puoi pagarla online con paypal o con qualsiasi carta di credito.
Come socio della FNGPI, oltre a partecipare alla vita associativa, dar nuova voce ai giornalisti pubblicisti e a promuovere gli obiettivi statutari
dell’organizzazione, hai:

  1. una tessera scaricabile online e la ricevuta del pagamento
  2. su richiesta, il file, stampabile in formato A4, di una stampa di Philippe Thommassin del 1589, di una Santa Margherita molto particolare che con una penna sconfigge un drago, simbolo del male. Vedi al proposito http://www.tribunastampa.org. La stampa è stata assunta come logo della Federazione.
  3. hai sin d’ora la possibilità di esprimere le tue idee su “Tribuna Stampa 2.0”. Con la qualifica di “contributor” di http://www.tribunastampa.org hai infatti possibilità di proporre tuoi articoli sul blog, oggi attivo solo in via sperimentale.
  4. la possibilità di operare in un apposito portale per la collaborazione a Tribuna Stampa (vedi video)

Le riunioni di Tribuna Stampa e FNGPI si svolgono regolarmente in web conference, salvo casi particolari.
Qualora tu non volessi tesserarti, ma intendi partecipare a qualche teleconferenza per conoscerci meglio, sei invitato a comunicare questo tuo interesse.

Nel ringraziare i colleghi, che, come Franco Abruzzo, hanno dato notizia e sostegno alla neonata Federazione, https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=24149, come coordinatore ad interim dell’organizzazione, ed invitare tutti a dar nuova vita alla storica testata di Tribuna Stampa, mi è gradito porgerti i migliori auguri per l’anno appena iniziato e i più cordiali saluti.

Enrico Campagnoli

PS – La Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti Italiani (FNGPI) è stata costituita il 20 novembre scorso. Alcuni soci fondatori hanno sottoscritto personalmente l’atto costitutivo e lo statuto nella sede provvisoria del Circolo della Stampa, in via Monte Santo 8, Milano; altri li hanno hanno sottoscritti, inviando l’apposito modulo (vedi Statuto , Atto Costitutivo). Atto costitutivo e statuto sono stati registrati a Milano il 14 Dicembre: Serie 3 n.10148. La testata “Tribuna Stampa 2.0” è registrata al Tribunale di Milano al n. 163/2017. Soci fondatori sono in ordine alfabetico ed omettendo eventuali cariche associative: Antonello Giuseppe Bianchi, Enrico Campagnoli, Assunta Currà, Roberto Dell’Acqua Bellavitis, Marco Delpino, Franz Foti, Cinzia Garofoli, Danilo Jon Scotta, Matteo Mezzalira, Massimo Negrisoli, Marina Palmieri, Giandomenico Pozzi, Francesco Rotondi, Adriana Sala. Vincenzo Cimino, Consigliere Nazionale dell’OdG ha succesivamente manifestato il proprio intendimento a sostenere l’iniziativa e Gino Falleri di una preesistente associazione nazionele di pubblicisti ha manifestato l’interesse a ricercare una cooperazione che sarà oggetto di un futuro comune approfondimentio.

Vi è un rischio nel “Ricongiungimento”?

Cari colleghi,

prima di iniziare con l’anno nuovo l’attività della Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti Italiani (FNGPI), della quale Tribuna Stampa 2.0 è portavoce, mi corre l’obbligo di richiamare l’attenzione sui rischi connessi al cosiddetto “Ricongiungimento”, possibile, a determinate condizioni, solo entro il 31 dicembre 2017.

Il termine invita ad un’immediata riflessione.

Una recente email dell’OdG, inviata a tutti i pubblicisti, spiega quali siano le norme temporanee di favore in vigore sino al 31 dicembre per l’accesso all’albo professionisti e come funzioni il “Ricongiungimento” per passare da giornalista pubblicista a giornalista professionista.

Fra l’altro nell’email si legge:

“Dal 2013 il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha previsto un percorso per l’accesso all’Elenco dei professionisti dedicato ai pubblicisti che esercitano l’attività giornalistica in maniera prevalente e sono titolari di rapporti di sistematica collaborazione retribuita con periodici e quotidiani stampati, audiovisivi, telematici e uffici stampa. Ai giornalisti che hanno i requisiti si garantisce l’accesso all’esame di Stato per diventare professionisti ed essere iscritti nel relativo Elenco. Non è una generica sanatoria, non sostituisce i canali di accesso tradizionali (praticantato aziendale, riconoscimento d’ufficio, scuole di giornalismo, tutoraggio per i free-lance), né tantomeno interferisce con le norme che regolano il riconoscimento dei pubblicisti nei singoli Ordini regionali.”

Purtroppo l’attività giornalistica prevalente non è requisito sufficiente per l’iscrizione e per il mantenimento dell’iscrizione all’albo dei professionisti. Lo è solo l’attività giornalistica esclusiva.

Infatti il testo in vigore della legge istitutiva dell’Ordine, http://www.odg.it/content/legge-n-691963, all’articolo 40, indica i motivi di “Cessazione dell’attività professionale” e recita testualmente: “Il giornalista è cancellato dall’elenco dei professionisti, quando risulti che sia venuto a mancare il requisito dell’esclusività professionale.
In tal caso il professionista può essere trasferito nell’elenco dei pubblicisti, ove ricorrano le condizioni di cui all’art. 35, e ne faccia domanda.”

Vi è il rischio – sembra – che il “ricongiungimento” determini per il pubblicista una sorta di “gioco dell’oca”, a dir poco, spiacevole.

Un giornalista pubblicista che ha svolto attività giornalistica prevalente, nei modi e nei tempi indicati dall’OdG, con il “Ricongiungimento” entro il 31 dicembre 2017, può – è vero – divenire, con le norme temporanee di favore, giornalista professionista, ma il giorno dopo, se continuasse ancora a svolgere attività giornalistica in via prevalente, e non esclusiva, come si è visto, “è – per legge – cancellato” dall’elenco dei professionisti ai sensi dell’articolo 40 della legge istitutiva e potrebbe ritornare pubblicista, a domanda, ricorrendone le condizioni.

Ogni eventuale chiarimento e assicurazione al riguardo sarà particolarmente utile.

Il perché di un logo. Una nota su una Santa Margherita un po’ particolare …

Santa Margherita” Ligure:

il perchè di un nome?

Una ricerca storica relativa ad una stampa del 1589 ed il ruolo dei Durazzo nella costruzione dell’omonima villa ed del Duomo fanno emergere un’ipotesi per la scelta di Santa Margherita come nome del borgo di Pescino.

Da una ricerca intorno ad una stampa raffigurante Santa Margherita, incisa nel 1589 da Filippe Thomassin1, che si è ispirato ad un quadro di Raffaello del 1519, è nata un’ ipotesi circa il significato dell’attribuzione di questo nome al borgo di Pescino.

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Villa Durazzo e la Cattedrale trasformarono il Borgo di Pescino.

Nei primi anni dopo la peste del 1656, il borgo di Pescino ebbe una profonda trasformazione.

La prima pietra del Duomo dell’attuale Santa Margherita fu posta nel 1658, dopo che la parrocchia era stata ricostituita nel 1646 dal cardinale Stefano Durazzo dell’arcidiocesi di Genova.

Negli stessi anni Villa Durazzo fu costruita da Giovan Luca Durazzo, uomo di famiglia religiosa con fratelli gesuiti e sorelle suore. La costruzione ebbe termine nel 1678 poco prima della morte dello stesso Giovan Luca Durazzo.

Una veduta prospettica di “Santa Margarita”, databile intorno al 1750.

È opportuno notare in una veduta prospettica di “Santa Margarita”, databile appunto intorno al 1750, Villa Durazzo, la Cattedrale ed il borgo di Pescino per rendersi conto della rilevanza di queste due costruzioni.

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Si noti anche che il forte, che nel 1550 aveva difeso Pescino e Corte dal famoso pirata Dragut, era situato fra il golfo al quale si affacciava Pescino e quello al quale si affacciava Corte.

Villa Durazzo è stata costruita nel posto più sicuro, alle spalle del forte.

La dimensione della Villa, della chiesa annessa, della discesa coperta al mare ed al forte è ben maggiore di quella della stessa Cattedrale.

Questa veduta prospettica evidenzia già la denominazione “Santa Margarita”.

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Come ben si sa, fu Napoleone il 22 dicembre 1812 ad unificare d’ imperio il borgo di Pescino e quello di Corte ed a chiamare entrambe “Porto Napoleone”. Questa denominazione rimase fino al Congresso di Vienna del 1815.

Una stampa dei tempi di Napoleone

Ai tempi di Napoleone la stampa, che si riporta qui sotto, rappresenta Porto Napoleone. Anche se la stampa riporta in primo piano la Cattedrale, evidenzia la rilevanza di Villa Durazzo e mostra come i due edifici fossero di grande evidenza nell’edificato esistente2 e lo caratterizzassero .

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Il nome di Santa Margherita fu deciso per i due borghi unificati da Vittorio Emanuele I.

Vittorio Emanuele I dopo il congresso di Vienna, mantenendo l’unificazione dei due borghi, diede ufficialmente il nome di Santa Margherita a tutto il Comune. Il consiglio comunale nella seduta del 30 novembre 1815, decise all’unanimità di porre la città sotto la protezione del patronato di Santa Margherita vergine e martire di Antiochia di Pissidia.

Dopo l’unificazione dell’Italia fu deciso l’attuale nome di Santa Margherita Ligure

Nel 1860, con l’unificazione dell’Italia, poiché troppi comuni del regno portavano lo stesso nome, il consiglio comunale di Santa Margherita nella seduta del 26 novembre 1863 deliberò di cambiare il nome in Santa Margherita Ligure. L’atto fu approvato con Decreto dal sottoprefetto del circondario di Chiavari il 31 dicembre 1863.

Quando Pescino venne anche denominato informalmente Santa Margarita? E’ ragionevole supporre contestualmente alla costruzione di Villa Durazzo e della Cattedrale a metà del 1600.

Non è ben chiaro allo scrivente quando il borgo di Pescino venne informalmente chiamato anche di Santa Margarita. È tuttavia noto che i “Margaitin” (cioè gli abitanti di Pescino, che erano chiamati così perchè Pescino si identificava da tempo informalmente con Santa Margherita) e i “ corteixi” (ovvero gli abitanti di Corte) fossero da tempi lontani “nemici”.

La veduta prospettica di Santa Margarita databile intorno al 1750 indica peraltro come questa denominazione fosse antecedente tale data.

È ragionevole supporre che la denominazione informale di Santa Margarita avvenisse contestualmente alla profonda trasformazione di Pescino che avvenne con la costruzione di Villa Durazzo e la contestuale edificazione della Cattedrale a metà del 1600.

Intorno al 1670 Giovan Luca Durazzo, “ Ministro residente” a Roma della Repubblica di Genova, si scontrò con Clemente IX ed il Santo Uffizio per una concezione religiosa troppo intransigente.

E’ proprio di quel periodo la coraggiosa presa di posizione nei confronti di Clemente IX della Repubblica di Genova e del suo “ Ministro residente” a Roma, Giovan Luca Durazzo, uno dei principali esponenti della famiglia Durazzo, che peraltro stava proprio costruendo Villa Durazzo.

Tale presa di posizione induce il sospetto che la denominazione Santa Margarita venisse scelta per precise ragioni di Stato, per sottolineare l’indipendenza della Repubblica da una concezione religiosa troppo intransigente.

Giovan Luca Durazzo infatti ebbe un’esperienza internazionale a Parigi e a Londra ed infine a Roma.

La presenza a Parigi certo lo portò a conoscenza delle vicende che avevano interessato questa corte, la sua vicinanza al mondo protestante nel secolo antecedente ed in particolare del ruolo avuto al proposito da Margherita di Navarra, sorella del re di Francia Francesco I e forse addirittura alle vicende che avevano interessato Philippe Thomassin ed il Santo Uffizio per una sua stampa a Roma del 1589 di Santa Margherita, che in realtà celebrava Margherita di Navarra, sfidando la Santa Inquisizione.

Giovan Luca Durazzo fu mandato poi a Roma dalla Repubblica di Genova come inviato straordinario nel 1667 e vi ritornò come ministro residente dal 1669 al 1671. In questa seconda circostanza, incurante della collera di Clemente IX e del Santo Uffizio, difese energicamente la piena sovranità della Repubblica nei confronti di un inquisitore, padre Passi, troppo intransigente e invadente per la mentalità giurisdizionalista della classe di governo genovese. 3

La stampa di Santa Margherita a Roma del 1589 dell’incisore francese, Filippe Thomassin, aveva celebrato più Margherita di Navarra che la Santa stessa.

Al momento non ci è dato certo di conoscere perché mai si diede il nome di Santa Margherita al borgo di Pescino, ma in un momento in cui vi erano delle divergenze tra la piena sovranità della Repubblica e una visione ecclesiale intransigente, post Concilio di Trento, di papa Clemente IX, un’ipotesi tuttavia può venire dalla stampa del 1589 dell’incisore francese, Filippe Thomassin, allora residente a Roma.

L’ipotesi può essere in parte avvalorata anche dal fatto che un originale di questa stampa è di provenienza locale ed andò all’asta a Chiavari negli anni ’90 come parte del patrimonio di una notissima famiglia del Tigullio.

Il Thomassin si era ispirato al quadro di Raffaello, oggi al Louvre, dedicato a Santa Margherita di Antiochia, dipinto nel 1519 in onore di Margherita di Navarra, sorella di Francesco I, re di Francia.

Questo quadro di Raffaello Sanzio rappresenta Santa Margherita di Antiochia che, con un rametto di palma, simbolo del suo martirio per difendere la sua verginità, sottomette un drago.

Margherita di Navarra4 è nata nel 1492 ed è morta 1549 ed al tempo del quadro di Raffaello non era forse ancora impegnata nelle controversie religiose che con il Concilio di Trento e la Santa Inquisizione caratterizzarono poi il 1500.

Margherita di Navarra fu ben nota per la sua influenza sugli affari di Stato e come protettrice dei protestanti.

Il protestantesimo ebbe poi alla corte di Francia grande peso tanto che lo stesso re di Francia, Enrico IV, fu lui stesso calvinista fino alla sua abiura nel 1594, che avvenne quindi cinque anni dopo che l’incisore francese, Philippe Thomassin, ebbe ad interpretare a Roma in modo particolare il dipinto di Santa Margherita di Raffaello del 1519.

Filippe Thomassin ebbe il coraggio nel 1589 di rappresentare proprio a Roma, quando il suo re Enrico IV era ancora calvinista, come Santa Margherita, una giovane donna, che doma il drago del quadro di Raffaello, non con in mano una palma, simbolo del suo martirio, ma qualcosa che poteva sembrare una penna.

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Questa modificazione cambiava profondamente il significato del quadro di Raffaello e dava alla libertà di pensiero e di stampa una valenza particolare. Questa stampa dopo il Concilio di Trento e la Santa Inquisizione sembrava essere intesa, pur non apertamente, a celebrare più la figura di Margherita di Navarra che la Santa Margherita di Antiochia.

Si noti anche che Calvino stesso era rappresentato spesso con in mano una penna

Proprio l’anno successivo all’incisione di questa stampa, nel 1590, Filippe Thomassin ebbe seri problemi con la Santa Inquisizione.

Fu questa Santa Margherita “laica” che suggerì a Gian Luca Durazzo la denominazione di Santa Margherita per il borgo per il quale tanto era impegnato?

È ragionevole che Giovan Luca Durazzo, che aveva avuto esperienze internazionali prima a Parigi e poi Roma, avesse avuto notizie di questa Santa Margherita, interpretata diremmo noi oggi in modo “laico” dal Thomassin. Non è impossibile che il duro confronto con Papa Clemente IX ed il Santo Uffizio abbia influito nel far denominare Pescino Santa Margherita, con riferimento informale proprio a questa interpretazione “laica”, per rappresentare anche nei confronti del Papato la posizione della Repubblica di Genova e personale di Giovan Luca Durazzo, religiosa, ma contraria ad una concezione cattolica troppo intransigente. E’ un’ipotesi tutta da approfondire.

La posizione della famiglia Durazzo all’arrivo di Napoleone, oltre cent’anni dopo, si mostrava certo particolarmente aperta alle idee portate da Oltralpe e la stampa di Philippe Thomassin fa oggi bella mostra al Castello di Chiavari come simbolo della vittoria del pensiero e della libertà di stampa sul “male”.

Enrico Campagnoli 18/09/2017

1“Le vie et les ouvres de Philppe Thomassin” di Edmond Bruwaert – Editore Troyes- 1914

2Numerose notizie sono tratte dal ricco volume di Marco del Pino Santa Margherita Ligure vista da vicino, edizioni Tigulliana, 2017

3Enciclopedia Treccani: Giovanluca Durazzo

4“Margherita di Navarra 1492-1549” di Cristina Garosci – Editore S. Lattes – Torino 1908

Bozza Statuto F.N.G.P.I. all’esame della “web conference” del 25 ottobre 2017.

Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti italiani
(F.N.G.P.I.)

Drago pubblicisti-resized
Stampa del 1589 raffigurante la vittoria della penna sul drago:
un auspicio per un giornalismo che sappia essere
più missione, che mestiere

ART. 1
(Denominazione e sede)

L’organizzazione, denominata Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti italiani (F.N.G.P.I.), assume la forma giuridica di associazione apartitica ed aconfessionale.
L’organizzazione ha sede legale in via Lanzone 7 a Milano. La sede organizzativa è decisa dal Consiglio Direttivo. La sede legale è decisa dall’Assemblea dei soci.

ART. 2
(Statuto)

L’organizzazione Federazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti italiani (F.N.G.P.I.) è disciplinata dal presente statuto, ed agisce nei limiti dei principi generali dell’ordinamento giuridico.
L’assemblea può modificare lo statuto con la maggioranza qualificata di due terzi.
L’assemblea delibera l’eventuale regolamento di esecuzione dello statuto per la disciplina degli aspetti organizzativi più particolari.

ART. 3
(Efficacia dello statuto)

Lo statuto vincola alla sua osservanza gli aderenti alla organizzazione; esso costituisce la regola fondamentale di comportamento dell’attività della organizzazione stessa.

ART. 4
(Finalità)

L’associazione non ha scopo di lucro e persegue la finalità di dar voce, promuovere,
rappresentare i giornalisti pubblicisti al fine di assicurare, fra l’altro, una più ricca e completa informazione all’utenza.
L’Associazione si propone pertanto di svolgere le seguenti attività:

  • dar voce ai giornalisti pubblicisti con i mezzi che si riterranno opportuni ed in
    particolare con Tribuna Stampa 2.0, periodico di informazione dei giornalisti pubblicisti
  • promuovere l’attività dei giornalisti pubblicisti nei modi che si riterranno opportuni, in particolare a titolo esemplificativo, non esaustivo:
    • agevolare l’accesso all’attività giornalistica, in particolare dei giovani, oltre che favorire l’attività giornalistica di coloro che sono pubblicisti.
    • agevolare la formazione all’attività giornalistica
    • coordinare l’attività di gruppi associati di giornalisti pubblicisti
    • rappresentare e tutelare l’attività dei giornalisti pubblicisti ove necessario od
      opportuno

L’organizzazione opera a livello nazionale e territoriale.

ART. 5
(Ammissione)

Possono aderire all’organizzazione i giornalisti pubblicisti e le associazioni territoriali di
giornalisti pubblicisti, che ne condividono le finalità.
L’ammissione all’organizzazione è deliberata dal Consiglio Direttivo, ratificata dalla Assemblea nella prima riunione utile.
L’ammissione a socio è a tempo indeterminato, fermo restando il diritto di recesso.
Sono previste tre categorie di soci:

  • ordinari (versano la quota di iscrizione annualmente stabilita dall’Assemblea)
  • sostenitori (oltre la quota ordinaria, erogano contribuzioni volontarie straordinarie)
  • benemeriti (persone nominate tali dall’Assemblea per meriti particolari acquisiti a
    favore dell’Associazione)

ART. 6
(Diritti e doveri degli aderenti)

Gli aderenti all’organizzazione hanno il diritto di:

  • eleggere gli organi sociali e di essere eletti negli stessi;
  • essere informati sulle attività dell’associazione;
  • prendere atto dell’ordine del giorno delle assemblee, prendere visione del rendiconto economico – finanziario, etc.

Gli aderenti all’organizzazione hanno il dovere di:

  • rispettare il presente statuto e l’eventuale regolamento interno;
  • versare la quota associativa secondo l’importo annualmente stabilito.

La quota sociale è nominale.

ART. 7
(Perdita della qualifica di socio)

La qualità di associato si perde per morte, recesso o esclusione.
Il socio può recedere dall’associazione mediante comunicazione scritta al Consiglio Direttivo.
L’aderente all’organizzazione che contravviene ai doveri stabiliti dallo statuto, può essere escluso dall’organizzazione. L’esclusione è deliberata dall’assemblea con voto segreto e dopo aver ascoltato le giustificazioni dell’interessato.

ART. 8
(Gli organi sociali)

Sono organi dell’organizzazione:

  • Assemblea dei soci
  • Consiglio direttivo
  • Presidente
  • Collegio dei Probiviri.

Tutte le cariche sociali sono gratuite.

ART. 9
(L’assemblea)

L’assemblea è composta da tutti gli aderenti all’organizzazione ed è l’organo sovrano.
Può svolgersi anche telematicamente.
L’assemblea è presieduta dal Presidente dell’associazione o, in sua assenza, dal
Vicepresidente.
Gli aderenti possono farsi rappresentare in assemblea solo da altri aderenti, conferendo
delega scritta. Non sono ammesse più di tre deleghe per ciascun aderente.
I voti sono palesi, tranne quelli riguardanti le persone.
Delle riunioni dell’assemblea è redatto il verbale, sottoscritto dal Presidente e dal
verbalizzante e conservato presso la sede dell’associazione.

ART.10
(Compiti dell’Assemblea)

L’assemblea deve:

  • approvare il conto consuntivo;
  • fissare l’importo della quota sociale annuale;
  • determinare le linee generali programmatiche dell’attività dell’associazione;
  • approvare l’eventuale regolamento interno;
  • eleggere il Presidente e il Consiglio Direttivo;
  • elegge il collegio dei Probiviri composto da tre persone.
  • deliberare su quant’altro demandatole per legge o per statuto, o sottoposto al suo
    esame dal Consiglio direttivo.

ART. 11
(Convocazione)

L’assemblea si riunisce almeno una volta all’anno per l’approvazione del bilancio. Negli altri casi su convocazione del Presidente, anche su domanda motivata e altresì su richiesta firmata da almeno un decimo degli aderenti o quando il Consiglio direttivo lo ritiene necessario.
La convocazione avviene mediante comunicazione scritta o telematica, contenente l’ordine del  giorno, spedita almeno 15 giorni prima della data fissata per l’assemblea all’indirizzo risultante dal libro dei soci oppure mediante avviso affisso nella sede dell’associazione.

ART. 12
(Assemblea ordinaria)

L’assemblea ordinaria è regolarmente costituita in prima convocazione con la presenza della metà più uno degli aderenti, presenti in proprio o per delega, e in seconda convocazione qualunque sia il numero degli aderenti presenti, in proprio o in delega.
L’assemblea delibera a maggioranza dei voti dei presenti.

ART. 13
(Assemblea straordinaria)

L’assemblea straordinaria modifica lo statuto dell’associazione con la presenza di almeno 2/3 degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti e delibera lo scioglimento e la liquidazione nonché la devoluzione del patrimonio con il voto favorevole di almeno ¾ degli associati .

ART. 14
(Consiglio Direttivo)

Il consiglio direttivo è l’organo di governo e di amministrazione dell’associazione ed opera in attuazione delle volontà e degli indirizzi generali dell’assemblea alla quale risponde
direttamente e dalla quale può essere revocato.
Il consiglio direttivo è formato da un dispari di 5 componenti, eletti dall’assemblea tra gli
aderenti, per la durata di anni 3.
Il consiglio direttivo è validamente costituito quando è presente la maggioranza dei
componenti. Le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti.
Il presidente dell’organizzazione è il presidente del Consiglio Direttivo ed è nominato
dall’assemblea assieme agli altri componenti il Consiglio.

ART. 15
(Il Presidente)

Il presidente rappresenta legalmente l’associazione e compie tutti gli atti che la impegnano verso l’esterno.
Il presidente è eletto dall’assemblea tra i propri componenti a maggioranza dei presenti.
Il presidente dura in carica quanto il consiglio direttivo e cessa per scadenza del mandato, per dimissioni volontarie o per eventuale revoca decisa dall’assemblea, con la maggioranza dei presenti.
Almeno un mese prima della scadenza del mandato del Consiglio Direttivo, il presidente
convoca l’assemblea per la elezione del nuovo presidente e del Consiglio Direttivo.
Il presidente convoca e presiede l’Assemblea e il Consiglio Direttivo, svolge l’ordinaria
amministrazione sulla base delle direttive di tali organi, riferendo al Consiglio Direttivo in merito all’attività compiuta.
Il Vicepresidente sostituisce il Presidente in ogni sua attribuzione ogniqualvolta questi sia impossibilitato nell’esercizio delle sue funzioni.

ART. 16
(Risorse economiche)

Le risorse economiche dell’organizzazione sono costituite da:

  • contributi degli aderenti e/o di privati;
  • donazioni e lasciti testamentari;
  • entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali, anche editoriali, da inserire in un’apposita voce di bilancio.

ART. 17
(I beni)

I beni possono essere beni immobili, beni registrati mobili e beni mobili, beni materiali ed immateriali. I beni dell’organizzazione sono ad essa intestati.

ART. 18
(Divieto di distribuzione degli utili)

L’associazione ha il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la propria vita, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge.
L’associazione ha l’obbligo di impiegare gli eventuali utili o avanzi di gestione per la
realizzazione delle attività istituzionali.

ART. 19
(Proventi derivanti da attività marginali)

I proventi derivanti da attività commerciali o produttive marginali sono inseriti in apposita voce del bilancio dell’organizzazione;
L’assemblea delibera sulla utilizzazione dei proventi, che deve essere comunque in armonia con le finalità statutarie dell’organizzazione.

ART. 20
(Bilancio)

I documenti di bilancio della organizzazione sono annuali e decorrono dal primo gennaio di ogni anno.
Il conto consuntivo contiene tutte le entrate intervenute e le spese sostenute relative all’anno trascorso.
Il bilancio è predisposto dal Consiglio Direttivo e viene approvato dall’assemblea ordinaria entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio cui si riferisce il consuntivo.

ART. 21
(Devoluzione del patrimonio)

In caso di scioglimento, cessazione ovvero estinzione dell’organizzazione, i beni che residuano dopo l’esaurimento della liquidazione saranno devoluti ad altre organizzazioni operanti in identico o analogo settore, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

ART. 22
(Disposizioni finali)

Per quanto non è previsto dal presente statuto, si fa riferimento alle normative vigenti in
materia ed ai principi generali dell’ordinamento giuridico.