La Commissione Cultura alla Camera dei Deputati ha adottato, mercoledì 9 aprile 2025 come testo base per la riforma dell’Ordine, la proposta di legge 2130/2024, della quale primo firmatario è l’on. Andrea Mascaretti, preferendola ad altre proposte di legge.
Tale proposta – come si legge nella relazione – intendeva costituire un primo passo verso una modificazione del quadro normativo italiano, in particolare costituiva un primo timido passo verso la democratizzazione degli organismi dell’Ordine, ente di diritto pubblico su base associativa, diminuendo la antidemocratica sperequazione, prevista negli organismi dalla vigente normativa, fra giornalisti professionisti e giornalisti pubblicisti .
In uno di questi commenti infatti si faceva notare che, pur diminuendo la sperequazione fra professionisti e pubblicisti, la proposta di legge “non prevede(va) la democraticità delle elezioni degli organismi dirigenti nazionali e territoriali ovvero parità di diritti e doveri fra tutti gli iscritti ad uno stesso Albo. Per quanto riguarda i giornalisti e l’albo dei giornalisti attualmente esistente, se mai si volessero rinnovare le cariche previste dalla legge istitutiva….. dovrebbe essere abolita ogni differenza tra giornalisti pubblicisti e professionisti. Gli eletti nazionalmente e territorialmente dovrebbero essere previsti proporzionalmente al numero degli iscritti nelle varie realtà territoriali. Anche non considerando le norme europee, la normativa italiana dispone perfino per le associazioni, all’art. 7 D.lgs. 28.02.2021 n. 36, che “le norme sull’ordinamento interno (siano) ispirate a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati”.
Dopo l’adozione, mercoledì 9 aprile 2025, da parte Commissione Cultura della Camera della proposta di legge 2130/2024 come testo base per la riforma dell’Odg. il Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la segretaria generale della FNSI sembra abbiano di concerto dichiarato guerra ai giornalisti pubblicisti.
Il Comitato Esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha approvato e diffuso, al proposito, la seguente nota:
“Migliaia di giornalisti (ndr: ma pochi in percentuale) hanno appena votato – si legge nella nota – con il sistema in vigore per il rinnovo dell’Ordine. Singolare che in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati si voglia procedere alla revisione delle norme elettorali adesso, a volontà espressa, quando lo si poteva fare con largo anticipo (ndr: forse considerando le Osservazioni della FNGPI al Ministro Vigilante, Carlo Nordio). Probabilmente è la voglia – si continua a leggere nella nota – di tornare al Trapassato Remoto. Infatti, nel testo base si altera l’equilibrio della rappresentanza di professionisti e pubblicisti che nulla c’entra col voto, ma che potrebbe ulteriormente favorire i tesserinifici. Questi per anni hanno aumentato a dismisura gli iscritti all’Ordine dei giornalisti, gonfiando l’Albo.
Sarebbe piuttosto indispensabile affrontare i veri nodi della professione giornalistica, come sollecitiamo da anni. Quando si costruisce una casa non si può iniziare dal tetto.”
La segretaria generale della FNSI, Alessandra Costante, dopo l’adozione del testo base da parte della Commissione Cultura alla Camera, mercoledì 9 aprile 2025. ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
«Il numero dei pubblicisti all’Ordine è un gioco di potere» , «L’obiettivo è occupare il Consiglio nazionale e i Consigli regionali con chi non fa questa professione (ndr: sic!)».
Ha più estesamente affermato: «La commissione Cultura della Camera evidentemente non ha chiaro che i problemi dell’informazione in Italia non sono dati dal numero dei pubblicisti al Cnog. Peraltro segnaliamo come l’Ordine dei giornalisti sia l’unico a non essere governato solo da giornalisti, ma anche da insegnanti, avvocati, ferrovieri, ingegneri e altri esponenti di onorevolissime professioni, ovvero pubblicisti che per la legge 69 del 1963 sono giornalisti con un altro lavoro prevalente».
Per la verità l’art,1 della legge 69 del 1963 non prevede che un giornalista pubblicista abbia un altro lavoro prevalente, ma solo che: “Sono pubblicisti coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi”.
Questo circostanza peraltro arricchisce l’informazione.
Lo stesso art.1 della legge 69 del 1963 prevede invece che: ”Sono professionisti coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista”. L’art. 40 della stessa legge prevede che: “Il giornalista è cancellato dall’elenco dei professionisti, quando risulti che sia venuto a mancare il requisito della esclusività professionale.” La legge 69 del 1963 non ha analoga previsione per i giornalisti pubblicisti. Peraltro la Sentenza della Consulta n.11/1968, ha riconosciuto la costituzionalità della legge 69/63 proprio perché, prevedendo la figura del giornalista pubblicista, ha lasciato integro il diritto di tutti di esprimere il proprio pensiero, anche attraverso un giornale.
La Segretaria Generale della FNSI, Alessandra Costante, continua nelle sue dichiarazioni affermando che: «I problemi dell’informazione in Italia sono dati da un Ordine pletorico con oltre 100mila iscritti, dei quali meno del 40 per cento svolgono davvero il lavoro del giornalista e hanno una posizione previdenziale aperta.» e che «quello di cui si sta occupando oggi la commissione Cultura della Camera è semplicemente un gioco di potere per occupare con chi non fa questa professione l’Ordine dei giornalisti».
Non sarà proprio il contrario?
Perché questa furiosa reazione dell’Ordine e di un importante sindacato?
Forse perché i circa 70.000 pubblicisti contribuiscono ogni anno alla vita dell’Ordine con la loro quota annua per due terzi con circa 7.000.000 Euro ed i circa 35.000 professionisti contribuiscono ogni anno solo con un terzo, ovvero con circa 3.500.000 Euro? Forse perché, nonostante i professionisti siano in netta minoranza nell’Albo, questi possono disporre di una maggioranza di due terzi nel Consiglio Nazionale e conseguentemente possono disporre dell’intera somma di circa 10.500.000 Euro, in gran parte apportata dal giornalisti pubblicisti?
L’Ordine è pletorico?
L’Ordine ha applicato la legge vigente per evitare che l’Ordine stesso fosse “pletorico” ed il Ministro Vigilante ha verificato che l’Ordine abbia compiutamente applicato la legge vigente per tutti gli iscritti all’Albo?
L’Ordine ha verificato per esempio che per qualche professionista non sia venuta meno l’esclusività professionale?
L’Ordine ha verificato che i candidati giornalisti professionisti si siano presentati all’Esame di Stato avendone titolo, ovvero, per esempio, avendo fatto la pratica giornalistica, così come prevista obbligatoriamente dall’art, 34 della legge istitutiva, che testualmente recita:“La pratica giornalistica deve svolgersi presso un quotidiano o presso il servizio giornalistico della radio o della televisione, o presso un’agenzia quotidiana di stampa a diffusione nazionale e con almeno 4 giornalisti professionisti redattori ordinari, o presso un periodico a diffusione nazionale e con almeno 6 giornalisti professionisti redattori ordinari”?
La guerra ai giornalisti pubblicisti è una guerra che porterebbe davvero al “Trapassato Remoto”.
Si tratta di adeguare la normativa italiana dell’informazione a quella europea con un’opportune norme transitorie; non di fare battaglie di retroguardia per difendere privilegi.
E’ giornalista nella Unione Europea chi è giornalista. Non chi vive di giornalismo.
Libero un sindacato di iscrivere solo chi vive di giornalismo.
Libera anche un’associazione professionale di riconoscere come giornalista chi non vive di giornalismo, ma è un “giornalista” secondo criteri condivisi e riconosciuti in ambito giuridico, legislativo e professionale nella Unione Europea.
Nell’Unione Europea non esiste una definizione unica e vincolante a livello sovranazionale di “giornalista”, ma ci sono alcuni criteri condivisi e riconosciuti in ambito giuridico, legislativo e professionale.
In generale, è considerato giornalista chi:
- svolge attività regolare di raccolta, elaborazione e diffusione di notizie o commenti destinati al pubblico, di interesse generale, tramite mezzi di comunicazione come stampa, radio, TV o media digitali.
- opera secondo principi etici e deontologici, come l’obbligo di verifica delle fonti, il rispetto della verità e la tutela della riservatezza delle fonti.
- è riconosciuto da un ente professionale o da un’organizzazione di categoria, come ad esempio un’associazione nazionale di categoria.
La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha chiarito che la protezione del “giornalismo” e della “libertà di stampa” si estende anche a blogger, freelance e “citizen journalists“, purché svolgano un’attività di interesse pubblico con metodi giornalistici (es. ricerca, verifica, diffusione di informazioni).
Il comma 1 dell’art. 11 della Carta Europea dei diritti fondamentali della EU riconosce come diritto fondamentale di ogni cittadino della EU quello di diffondere informazione, “impart information”. Il “citizen journalism” o “giornalismo partecipativo” potrebbe trovare probabilmente a livello EU un’opportuna comune ed opportuna differenziazione dal giornalismo professionale.
E’ aperta la possibilità di promuovere emendamenti alla proposta di legge 2130/2024; speriamo che non si ritorni davvero al “Trapassato Remoto”.
Enrico Campagnoli
