Il testo definitivo del Decreto milleproroghe, con l’art. 11-bis e l’art. 11-ter, porta la riforma complessiva dell’Ordine all’attenzione del Parlamento?
Queste emendamenti non hanno solo rinviato di 6 mesi l’elezione del Consiglio Nazionale e dei Consigli Regionali ed Interregionali dell’Ordine, hanno aperto un dibattito; hanno offerto una rosa con qualche spina.
Infatti anche se a prima vista può sembrare che gli emendamenti dell’ art. 11-bis e 11-ter semplicemente rinviino per un massimo di sei mesi l’elezioni del Consiglio Nazionale e dei Consigli Regionali ed Interregionali dell’Ordine, un’attenta lettura degli emendamenti e notizie di stampa fanno emergere anche ben altro.
E’ vero che l’art. 11-bis, “Al fine di garantire l’aggiornamento delle procedure elettorali”, rinvii per un periodo non superiore ai sei mesi l’elezioni degli organi di cui all’art. 3 della legge istitutiva, ovvero dei Consigli Regionali o Interregionali dell’Ordine, e dell’art. 16 della legge istitutiva, ovvero del Consiglio Nazionale dell’Ordine; è vero che offra in sostanza una rosa.
E’ altrettanto vero che l’art. 11-ter preveda che, “Nelle more di una riforma complessiva dell’Ordine dei giornalisti”, il voto sia “espresso da remoto con modalità telematiche o in presenza per mezzo di schede”; è altrettanto vero che inserisca almeno due spine ed una non di poco peso.
Una prima spina.
Nei due articoli è insita una contraddizione,che appare già evidente quando si legge nella relazione, che il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa del 4 gennaio, abbia “manifestato la sua disponibilità a sostenere il percorso di riforma della legge istitutiva”, richiesta dall’Ordine e che però gli emendamenti voglino contestualmente “creare le condizioni per un intervento più ampio e puntuale”.
La contraddizione esplode poi quando l’on. Andrea Mascaretti di Fratelli d’Italia e presidente dell’Intergruppo parlamentare dei giornalisti, esprime molti dubbi in merito alla riforma proposta dall’Ordine e, secondo quanto apparso su “Il Fatto Quotidiano” del 14 febbraio us, afferma che : “Il presidente (Meloni, ndr) vuole che (la riforma dell’Ordine, ndr) sia un’iniziativa parlamentare”.
In realtà, nella bozza della relazione illustrativa dell’emendamento, si faceva riferimento ad un comma, scomparso nella versione finale. che avrebbe affidato il compito di definire la riforma complessiva dell’Ordine direttamente al governo.
L’on. Mascaretti ha inoltre precisato che bisogna “comunque garantire che sia un’elezione democratica”, come da tempo la FNGPI richiede, poiché circa due terzi degli iscritti all’Albo, i pubblicisti, possono eleggere oggi per legge solo un terzo dei membri del Consiglieri, mentre un terzo circa degli iscritti all’Albo, i professionisti, ne possono eleggere per legge due terzi, pagando gli uni e gli altri la stessa quota annuale.
E’ auspicabile soprattutto che, a seguito di questi emendamenti, ci sia un dibattito parlamentare sulla “riforma complessiva dell’Ordine”, che consideri l’opportunità di adeguare il quadro normativo italiano a quello europeo, come la FNGPI da tempo propone, che gradualmente sostituisca l’Ordine con un’Autorità competente ed indipendente, nominata con le modalità previste dalla EU.
Il nostro Paese è tenuto ad applicare l’art. 11 della Dichiarazione Europea dei Diritti Fondamentali dell’Uomo, a maggior ragione dopo la firma da parte dell’Italia del Trattato di Lisbona nel 2009, ed a riconoscere quindi il diritto di ogni persona di ricevere e fare informazione nel notro Paese “senza alcuna ingerenza di una pubblica autorità”, in particolare senza alcuna interferenza di un ente di diritto pubblico, come l’Ordine, in particolare con peculiari rapporti con il Ministero di Giustizia, suo Ministero vigilante.
Una seconda spina.
Con il rinvio fino a sei mesi, questi emendamenti contengono una seconda spina, visto quanto è successo nelle scorse elezioni.
Riproponendo la possibilità del voto telematico, ripropongono l’obbligatorietà della PEC per tutti i giornalisti ai sensi della legge 120/2020, pena la loro sospensione dall’Albo da parte degli Ordini territoriali e richiedono perfino il commissariamento da parte del Ministero Vigilante dei Consigli territoriali stessi in caso di loro reiterata inadempienza rispetto agli obblighi della suddetta legge.
Enrico Campagnoli
