Tribuna Stampa, Elezioni Europee ed Informazione: supposizioni per lo spostamento dell’elezioni dell’Ordine. Scenari imprevedibili?

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) nella seduta del 12 dicembre 2023 ha approvato all’unanimità una mozione sulla riforma del sistema elettorale e sullo spostamento delle elezioni del Consiglio nazionale e dei Consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti, che “democraticamente”, senza cioè dare parità di diritti e doveri agli iscritti all’Albo dei giornalisti che pagano la stessa quota annua, potrebbe continuare a consentire a circa 75000 giornalisti pubblicisti di continuare ad eleggere solo 21 dei 61 membri del CNOG ed ai circa 35000 giornalisti professionisti di eleggerne ben 40.

Le imminenti elezioni europee assumono un particolare significato perchè il Decreto Milleproroghe, convertito con la legge 18/2024, ha spostato, su richiesta del CNOG, di un massimo di sei mesi le prossime elezioni dell’Ordine, quindi dal 20-21 ottobre 2024 al 20-21 aprile 2025, stando a quanto scritto nella legge all’art. 11-bis,“al fine di garantire l’aggiornamento delle procedure elettorali” per le elezioni del nuovo Consiglio Nazionale dell’Ordine e delle sue struuture territoriali.

Anche il numero di Tribuna Stampa 2.0, che è in linea e sei qui invitato a scaricare, tratta l’argomento con articoli che però non riguardano solo un possibile nuovo quadro normativo per la nostra professione e la ricerca delle motivazioni che hanno determinato lo spostamento delle elezioni per l’Ordine ed i possibili scenari che tale spostamento può aprire. 

L’art. 11-ter del Decreto Milleproroghe sembra aprire scenari non previsti dall’Ordine.

Perchè il CNOG ha richiesto lo spostamento dell’Elezioni dell’Ordine? Possiamo solo fare delle supposizioni.

E’ certo che le elezioni dell’Ordine del 2021 furono oggetto di ricorso al CNOG e forse successivamente al TAR Lombardia ed oggetto di segnalazioni di varie irregolarità anche da parte della FNGPI (1,2,3,4).

Certo vi è una battaglia in corso.

Probabilmente la frettolosa richiesta di rinvio delle elezioni è legata all’esito di una causa al TAR Lombardia del quale al momento non siamo a conoscenza.

Infatti il quotidiano online “La voce di giornalisti” (1) riporta qunto segue:”Si complica sempre di più la vicenda del voto dell’ottobre 2021 sulla regolarità dello svolgimento delle elezioni a Milano e in Lombardia per il rinnovo delle cariche dell’Ordine dei Giornalisti. Ora il caso passerà al vaglio dei giudici del Tar della Lombardia. Ieri pomeriggio il Consiglio Nazionale dell’Odg …. ha affrontato e discusso il ricorso presentato dal presidente uscente dell’Odg Lombardia Alessandro Galimberti su presunte irregolarità durante il voto online. Il ricorso, illustrato dal presidente della Commissione ricorsi Michele Lorusso, è stato respinto con voto espresso a maggioranza. In sostanza, secondo la Commissione, la “colpa” va ricercata tra coloro che hanno creato il software del voto digitale. Quindi il ricorso va presentato alla giustizia amministrativa e non all’Ordine dei Giornalisti. E’ quasi certo che, espletata questa procedura di ricorso all’Ordine, come previsto dal regolamento, l’appello venga ora presentato, in tempi brevi, al Tar (Tribunale amministrativo regionale) della Lombardia”

e lo stesso giornale online riporta anche quanto segue (2):

Ancora al centro di discussioni la vicenda che riguarda la regolarità dello svolgimento delle elezioni, tenutesi ad ottobre 2021, a Milano e in Lombardia per il rinnovo delle cariche dell’Ordine dei Giornalisti. Sull’argomento questa volta è intervenuto il giornalista professionista, inviato speciale del Tg5,Enrico Fedocci, dopo la bocciatura, a maggioranza, del ricorso, presentato dal presidente uscente Alessandro Galimberti, da parte dei membri del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. La decisione definitiva ora passa al Tar. Pubblichiamo integralmente il post scritto (insieme ad alcune foto del voto in presenza all’Hotel Hilton di Milano) su Facebook dal collega.

Consiglio dell’Ordine e validità ultime elezioni, a maggioranza i membri bocciano il ricorso presentato dal Presidente uscente della Lombardia Alessandro Galimberti su presunte irregolarità nel voto elettronico che così, però, ottiene che sia il TAR a pronunciarsi sulla questione. Gli eletti possono tirare un sospiro di sollievo perché conquistano almeno 5 mesi di tempo attaccati alla poltrona.

Difficile, infatti, che i giudici amministrativi possano pronunciarsi prima, visto che l’estate è alle porte. I motivi, poi, che hanno portato a cassare il ricorso di Galimberti fanno abbastanza sorridere: la competenza – secondo i consiglieri nazionali – non era dell’Ordine, ma della giustizia amministrativa già in prima battuta. Vero il contrario: se Galimberti si fosse rivolto direttamente al TAR il ricorso sarebbe decaduto e non avrebbe più potuto essere ripresentato poiché inammissibile. Galimberti – mi sa – questi che hanno stravinto al voto elettronico dopo essere stati collocati nelle retrovie dal voto fisico, se li sta cucinando a fuoco lento. Preparate la tavola.”

ed anche (3) : “La decisione della segreteria nazionale del Pd di votare in presenza per nominare il segretario del partito alle prossime primarie ha mandato definitivamente in archivio la strana norma del voto online. Questa modalità di suffragio è stata adottata finora da enti privati e pubblici per eleggere le cariche sociali. E’ successo alla Federazione Nazionale della Stampa, alla Casagit, all’Inpgi e recentemente all’Ordine dei giornalisti, ente pubblico in carica con la legge del ministro Gonella del 13 febbraio 1963. Potranno votare online solo disabili e malati, residenti all’estero e impossibilitati a recarsi al seggio. Ha vinto il deputato Piero Fassino, già ministro della Giustizia, che per primo ha sollevato il problema del voto online, da lui ritenuto non sicuro e poco affidabile. “Condivido in toto il pensiero di Fassino – ha dichiarato Giuseppe Gallizzi, leader del Movimento Liberi Giornalisti, consigliere della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, già capo redattore centrale del Corriere della Sera – che ha riportato in primo piano l’assurda interpretazione dei responsabili territoriali dei giornalisti che in questi ultimi anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo con decisioni a colpi di maggioranza. Tutto a danno – come ho sottolineato in diverse occasioni – della nostra categoria”. Il fatto più sorprendente è che a sostenere il voto online siano stati i giornalisti schierati con le componenti di sinistra, sia a livello nazionale sia a livello regionale. Ora si attende con fiducia la decisione del Tribunale civile di Milano che nei primi giorni di febbraio esaminerà il ricorso (proprio sull’attendibilità del voto online) presentato dall’ex presidente dell’Odg Lombardia Alessandro Galimberti.

Interessante a questo proposito è un commento del giornalista Enrico Fedocci, inviato speciale del Tg5, pubblicato su Facebook subito dopo l’esito del voto lombardo.

Ha scritto Fedocci: “Il voto fisico, con un’alleanza politica dell’ultim’ora tra Gallizzi e Galimberti, ha confermato che i due si sono sostenuti vicendevolmente, conquistando entrambi i primi posti del voto in presenza: Galimberti primo assoluto, Gallizzi secondo con un distacco minimo dal primo. Chi era in testa al primo turno si è ritrovato nelle retrovie con due consiglieri risicati, la seconda lista in vantaggio ha conquistato gli altri due consiglieri. Totale sei professionisti. I tre pubblicisti del regionale, come tradizione, sono andati a Gallizzi: 3+2 uguale 5. Sorrisi cauti alla fine dello spoglio in presenza, la previsione di Gallizzi che centra le sue aspettative espresse ad urne chiuse prima dello spoglio. Io che avevo dato una mano ai due, favorendo anche il dialogo tra loro alla vigilia del voto, ero molto soddisfatto: mi ritrovavo sia sulla presenza al seggio di chi mi aveva promesso il voto, sia per chi, precedentemente – dribblando tra quote non pagate, comunicazione di PEC et similia, aveva espresso la preferenza per la componente che sostenevo, anche online. Ieri verso l’una di notte l’incrocio tra il voto fisico e quello “digital” e il ribaltamento totale della situazione. Nessuna coerenza tra le due votazioni, come se gli elettorati fossero distinti e la campagna elettorale fosse stata fatta da persone diverse. Invece il bacino era lo stesso, i candidati pure, così come le telefonate fatte per cercare voti. Quindi, dal mio punto di vista, non c’è coerenza tra uno spoglio e l’altro. Un tempo i primi blocchi svolgevano funzione di proiezione sull’intera votazione. Oggi un quarto del voto – che è davvero un bel campione statistico – è stato ribaltato in maniera incomprensibile. Non c’è alcuna coerenza. Detto questo: buon lavoro agli eletti. Non sarebbe male se si tornasse al voto fisico e spero che loro stessi se ne siano resi conto. I votanti sono rimasti gli stessi delle elezioni precedenti. Non uno in più. Già, forse da casa è un po’ più comodo. E se non hai voglia di votare puoi pure mandare le credenziali a chi ti ha chiesto il voto. Che votassero loro al posto tuo, tanto la password ce le hanno e un cellulare della mamma, della nonna, dei figli si trova sempre per il codice di verifica. Con il voto in presenza, invece, lo scrutatore vede l’elettore in faccia, lo identifica, chi fa campagna elettorale magari cerca anche di convincerlo a cambiare idea, ma da casa non si può e non si deve votare. La volontà popolare è una cosa seria. Mica il televoto del Grande Fratello. Che nostalgia di quando Franco Abruzzo scriveva “salvate il soldato Abruzzo” per liberare l’Ordine dai mercanti nel Tempio e ci riusciva pure… “Bene, bene” diceva camminando tra l’ingresso del seggio e il bar distribuendo gli ultimi volantini. Quando vedeva i suoi elettori tornare a dargli fiducia ne gioiva. Uno ad uno, in presenza, strappando i colleghi al tempo libero e alle proprie famiglie. Ora no: nessun problema se dalla votazione in presenza esci con una manciata di voti. Chissà che la “Provvidenza digitale” non arrivi con centinaia e centinaia di preferenze in più. E senza neanche un’alleanza dell’ultim’ora che le giustifichi”.

Il Decreto Milleproroghe le ha spostate, aprendo però per l’Ordine scenari imprevedibili.

Il testo definitivo del Decreto milleproroghe, con l’art. 11-bis e l’art. 11-ter, potrebbe portare la riforma complessiva dell’Ordine all’attenzione delle forze politiche nelle prossime elezioni europee.

Queste emendamenti probabilemte non hanno solo rinviato di 6 mesi l’elezione del Consiglio Nazionale e dei Consigli Regionali ed Interregionali dell’Ordine, hanno aperto un dibattito, un “cantiere”, ove come FNGPI siamo presenti con una nostra proposta.

Infatti anche se a prima vista può sembrare che gli emendamenti dell’ art. 11-bis e 11-ter semplicemente rinviino per un massimo di sei mesi l’elezioni del Consiglio Nazionale e dei Consigli Regionali ed Interregionali dell’Ordine, un’attenta lettura degli emendamenti e le notizie di stampa fanno emergere anche ben altro.

E’ vero che l’art. 11-bis, “Al fine di garantire l’aggiornamento delle procedure elettorali”, rinvia per un periodo non superiore ai sei mesi l’elezioni degli organi di cui all’art. 3 della legge istitutiva, ovvero dei Consigli Regionali o Interregionali dell’Ordine, e dell’art. 16 della legge istitutiva, ovvero del Consiglio Nazionale dell’Ordine.

E’ altrettanto vero che l’art. 11-ter prevede che, “Nelle more di una riforma complessiva dell’Ordine dei giornalisti”, il voto sia “espresso da remoto con modalità telematiche o in presenza per mezzo di schede”. Il Decreto inserisce delle possibilità che il CNOG non aveva probabilmente previsto

Nei due articoli è insita una contraddizione,che appare già evidente quando si legge nella relazione, che il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa del 4 gennaio, ha “manifestato la sua disponibilità a sostenere il percorso di riforma della legge istitutiva, richiesta dall’Ordine e che però gli emendamenti vogliono contestualmente “creare le condizioni per uintervento più ampio e puntuale”.

La contraddizione esplode poi quando l’on. Andrea Mascaretti di Fratelli d’Italia e presidente dell’Intergruppo parlamentare dei giornalisti, esprime molti dubbi in merito alla riforma proposta dall’Ordine e, secondo quanto apparso su “Il Fatto Quotidiano” del 14 febbraio us, afferma che : “Il presidente (Meloni, ndr) vuole che (la riforma dell’Ordine, ndr) sia un’iniziativa parlamentare”.

In realtà, nella bozza della relazione illustrativa dell’emendamento, si faceva riferimento ad un comma, scomparso nella versione finale. che avrebbe affidato il compito di definire la riforma complessiva dell’Ordine direttamente al governo.

L’on. Mascaretti ha inoltre precisato che bisogna “comunque garantire che sia un’elezione democratica”, come da tempo la FNGPI richiede, poiché circa due terzi degli iscritti all’Albo, i pubblicisti, possono eleggere oggi per legge solo un terzo dei membri del Consiglieri, mentre un terzo circa degli iscritti all’Albo, i professionisti, ne possono eleggere per legge due terzi, pagando gli uni e gli altri la stessa quota annuale.

E’ auspicabile soprattutto che, a seguito di questi emendamenti, ci sia un dibattito parlamentare sulla “riforma complessiva dell’Ordine”, che consideri l’opportunità di adeguare il quadro normativo italiano a quello europeo, come la FNGPI da tempo propone, che gradualmente sostituisca l’Ordine con un’Autorità competente ed indipendente, nominata con le modalità previste dalla EU.

Il nostro Paese è tenuto ad applicare l’art. 11 della Dichiarazione Europea dei Diritti Fondamentali dell’Uomo dopo la firma da parte dell’Italia del Trattato di Lisbona nel 2009, ed a riconoscere quindi il diritto di ogni persona di ricevere e fare informazione nel notro Paese “senza alcuna ingerenza di una pubblica autorità”, in particolare senza alcuna interferenza di un ente di diritto pubblico, come l’Ordine, peraltro oggi con peculiari rapporti con il Ministero di Giustizia, suo Ministero vigilante.

Il Decreto Milleproroghe ha spostato le elezioni per l’Ordine, ma ….

Questi emendamenti oltre a dare una particolare centralità alle elezioni europee possono aprire un dibattito, “ un cantiere” e visto quanto è successo nelle scorse elezioni, nonostante il rinvio fino a sei mesi, contengono il rischio che l’Ordine abbia a naufragare nelle difficoltà operative.

Per esempio, riproponendosi la possibilità del voto telematico, si ripropone l’obbligatorietà della PEC per tutti i giornalisti ai sensi della legge 120/2020, pena la loro sospensione dall’Albo da parte degli Ordini territoriali e perfino il commissariamento da parte del Ministero Vigilante dei Consigli territoriali stessi in caso di loro reiterata inadempienza rispetto agli obblighi della suddetta legge.