Dopo la pausa estiva si apre, in un assordante silenzio, un futuro sempre più imprevedibile per la categoria.
Vi erano elementi problematici ben noti prima della pausa estiva:
2 – L’incompatibilità della proposta di modifica della legge istitutiva presentata dal CNOG con il Regolamento Europeo sulla Libertà dei Media. Questo sarà legge per tutti Paesi EU dal giorno 8 agosto 2025 e darà attuazione in tutta la EU, come previsto al punto 2), all’art. 11 della Carta Europea dei diritti Fondamentali del cittadino EU e quindi al diritto di ciascuno di avere la “libertà di ricevere e di comunicare ( nella versione inglese “impart information”) senza che vi possa essere ingerenza da parte dell’autorità pubbliche”.
Questo documento dell’ Ufficio Studi della Camera dà un quadro complessivo della situazione al proposito..
3 – La richiesta della FNGPI di un adeguamento del quadro normativo italiano dell’informazione a quello europeo con:
3.1 –La nostra lettera aperta all’Intergruppo Parlamentare per la riforma del Giornalismo.
3.2 – La proposta FNGPI di adeguamento del quadro normativo italiano a quello europeo.
3.3 – La riforma della Giustizia e del ruolo del Ministero Vigilante.
La legge Calderoli, approvata il 29 giugno scorso. sull’ “autonomia differenziata delle Regioni”, pone in discussione tutto ed, aprendo un futuro sempre più imprevedibile per la categoria, richiama all’esigenza di adegure il quadro normativo italiano a quello europeo. Porrà questa esigenza in discussione in ogni Regione, ponendo i discussione l’esistenza stessa dell’Ordine.
La legge, approvata il 29 giugno scorso. sull’ “autonomia differenziata delle Regioni”, ora legge Calderoli, pone in discussione tutto; è una legge procedurale che indica come le Regioni possano chiedere potestà legilativa sulle 23 materie indicate dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione, tra cui le professioni.
Alcune di queste materie richiedono l’approvazione nei prossimi due anni dei Livelli essenziali di prestazione, i cosiddetti “Lep”; altre, come le professioni, possono essere immediatamente oggetto di trattativa da parte delle Regioni, tra queste le professioni regolamentate.
Funzioni come la vigilanza, le modalità di accesso alla professione, etc potrebbero essere in tempi brevi oggetto di trattativa e di leggi regionali.
Risulta che Veneto, Lombardia, Piemonte abbiano già richiesto di iniziare procedura o si stiano apprestando a richiederla. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non ha fretta di darne applicazione.
Tuttavia la sola Lombardia ha circa un quarto degli iscritti all’Ordine dei Giornalisti. Perchè mai dovrebbe, assumendo la potestà legislativa nel merito, accettare di non adeguare la normativa lombarda a quella europea?
Perchè mai dovrebbero accettarlo le altre Regioni?
E’ prevista la presentazione di un referendum abrogativo il 26 settembre prossimo. Anche se fosse dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale, non potrebbe aver luogo se non a cavallo delle elezioni dell’Ordine e, per di più, se il referendum avesse il favore della maggioranza degli italiani, rimanderebbe solo il problema perchè non modificherebbe il Titolo V della Costituzione.
Un assordante silenzio copre un futuro sempre più imprevedibile della categoria.
Enrico Campagnoli
