Ricordando Dorfles, elegante rivoluzionario dell’arte contemporanea

Dopo aver cavalcato oltre un secolo della storia italiana, Gillo Dorfles si è spento a Milano il 2 marzo.

Sferzante con garbo, incisivo e determinato nel rivolgere uno sguardo ironico e disincantato a una società a suo modo di vedere troppo incentrata sul consumismo, il grande critico d’arte è rimasto fino in fondo un militante di quella coerenza intellettuale che gli ha permesso di analizzare la realtà senza indulgere nei buonismi che ancora oggi frenano il panorama culturale italiano, troppo spesso condizionato dall’incapacità di slegarsi da un provincialismo che lo circoscrive al territorio nazionale. Lui, invece, fin da giovane si era avvicinato al misticismo mitteleuropeo legato alla dottrina antroposofica elaborata da Rudolf Steiner e, nella sua attività pittorica, ha saputo incentrarsi su tematiche di respiro internazionale. Animato da un instancabile interesse per l’evoluzione del mondo artistico, il sempreverde Dorfles non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni delle modalità espressive che si sono succedute nel corso dei decenni, senza disdegnare i più recenti sviluppi della cosiddetta arte digitale che, per un uomo nato all’inizio del ventesimo secolo, avrebbero al contrario potuto rappresentare i baluardi di un’epoca difficile da interpretare. Anche in tempi recenti era facile cogliere la sua presenza discreta al vernissage di una mostra in ambito milanese, senza che il bisogno di quella chiassosa notorietà che contraddistingue taluni suoi colleghi lo inducesse mai a porsi in rilievo tra il vociare dei molti pseudo-esperti d’arte che spesso pontificano dimenticando di innescare il collegamento tra facoltà di locuzione e intelletto. Paladini inconsapevoli di quel kitsch che negli anni ’60 Dorfles ha identificato come parte integrante di un mondo sempre più contraddistinto dalla mancanza di gusto.

Con Dorfles se n’è andato un testimone elegante del coacervo di contraddizioni di un’epoca – la nostra – in cui le possibilità offerte dall’accesso a internet amplificano la mancanza di cultura e forse un giorno renderanno kitsch il buon gusto che fu.

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