A fine marzo cominciano gli Stati Generali dell’informazione. L’Ordine verso il tramonto? Occorre preparare idee per il domani.

 

Un tramonto induce sempre un certo senso di malinconia: è quella che si prova oggi di fronte al tramonto dell’Ordine. Nella sua giornata di vita, dal suo nascere, grazie a l’onorevole Gonella e per i pubblicisti all’ Antonio Garbarino, ha saputo valorizzare l’informazione nel nostro Paese e contribuire al suo sviluppo ed alla sua crescita. Credo che, particolarmente per i meno giovani come il sottoscritto, vi sia un legame quasi sentimentale con questa istituzione.

Oggi, quando dopo tanti anni di vita sono evidenti crepe di ogni natura in quest’organismo, che fatica ad avere la necessaria flessibilità per adattarsi ad un’informazione ed una comunicazione  profondamente trasformate, è naturale provare quel certo senso di  malinconia che si prova di fronte ad un tramonto.

Bando ai sentimentalismi, è difficile non condividere l’opinione espressa dal Sen. Vito Crimi, che al collega della Verità, Daniele Capezzone, che qualche giorno fa gli chiedeva se ancora nel 2019 avesse senso l’Ordine, rispondeva: “E’ anacronistico”.

Continuava il Sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, “Oggi ci sono tante sfaccettature non imbrigliabili in schemi tradizionali: comunicatori istituzionali, social media manager, persone che hanno opinioni e capacità e a cui un editore fa un contratto. Anche sulla base della legge 4 del 2013 sulle professioni senza albo, perché non pensare a una trasformazione dell’ordine in una libera associazione di giornalisti, con garanzie deontologiche? Ecco, l’iscrizione può diventare un plus che uno ha. Stimoleremmo anche le attività di studio universitario di giornalismo: un modo per arricchire il curriculum”.

La FNGPI nel documento che ha presentato il 18 settembre scorso proprio al Sen. Crimi   delineava proprio, prevedendo opportune norme transitorie e peraltro lasciando aperta anche ipotesi di modifica dell’attuale Ordine derivanti da deliberazioni del CNOG, un quadro normativo nuovo molto simile a quello indicato dal Sottosegretario nell’intervista, basato sulla possibilità di combinare le disposizioni della legge 4 del 2013 e quelle del Decreto Legislativo 206/2007 attuativo in Italia della direttiva 2005/36/CE.

Si scriveva infatti fra l’altro nel documento:

Una specifica disposizione legislativa, nell’ambito di una legge abrogatoria con disposizione transitorie, che faccia riferimento a Decreto Legislativo di recepimento della direttiva 2005/36/CE, sembrerebbe opportuna per consentire ad una o più associazioni professionali “in forma aggregata”, previste dall’art. 3 della legge 4/2013, di operare di concerto con le Istituzioni, come “autorità competenti” ai sensi della direttiva 2005/36/CE e del Decreto legislativo attuativo n. 206 del novembre 2007, per il riconoscimento professionale, per i criteri di formazione ed aggiornamento professionale, per definire e far rispettare norme, omogenee e condivise, deontologiche, nell’interesse dell’utenza su basi democratiche e volontarie; questa specifica disposizione legislativa, collocandosi nell’ambito della normativa comunitaria, potrebbe essere rispettosa del diritto di tutti di manifestare il proprio pensiero, di ricevere e diffondere informazioni con ogni mezzo, come previsto dall’art. 21 della Costituzione, dall’art 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dall’art 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

La direttiva 2013/55/EU ha introdotto per alcune professioni la Tessera Professionale Europea per il riconoscimento della propria qualifica professionale e la libera prestazione di servizi in Europa. Una nuova normativa per l’informazione e la comunicazione in Italia, che si collocasse nell’ambito della normativa comunitaria delle professioni, potrebbe agevolare in futuro l’introduzione di Tessera Professionale Europea per i professionisti dell’informazione e della comunicazione ed in particolare di una Tessera Professionale Europea per i Giornalisti, che, oltre a consentire opportunità di lavoro, soprattutto per molti giovani, potrebbe essere di stimolo per la costruzione di un’Europa dei popoli.”

All’approssimarsi dell’apertura degli Stati Generali dell’informazione e dell’editoria è certamente opportuno un approfondimento su un’ipotesi normativa che basandosi su questi principi possa ridurre il rischio di una semplice abrogazione della legge istitutiva dell’Ordine.

Grazie alla complementarità della legge 4/2013, in particolare del suo art 3 che prevede per l’aggregazione di associazioni professionali, con l’art. 4 della DL 206/2007, che consente l’istituzione di un’autorità competente, potrebbe  costituirsi  un’organizzazione  flessibile con poteri  analoghi a quelli dell’attuale Ordine, ma aperta ad ogni nuova forma di informazione e comunicazione.

Chissà se dopo il tramonto anche qui spunterà il sole?

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