Nasce il gruppo giornalisti “Gino Falleri”

 

ROMA – I gruppi di “Giornalisti Unitari di Stampa Romana” e “Giornalisti 2.0” raccolgono l’eredità del compianto di Gino Falleri (storico punto di riferimento nell’Ordine dei giornalisti pubblicisti di Roma e del Lazio) e, a cento giorni dalla sua scomparsa, nasce il gruppo giornalisti “Gino Falleri”. 

Le due più rappresentative compagini del mondo pubblicistico regionale, grazie alla disponibilità concessa dalla famiglia Falleri, hanno gettato le basi per tornare ad offrire ai colleghi pubblicisti del Lazio quella sponda di affidabilità e di concretezza che, all’interno degli organismi associativi ed istituzionali dei giornalisti, il compianto Vicepresidente aveva sempre assicurato.

Sulla strada tracciata dal suo impegno, si consolida adesso all’interno dell’Ordine regionale il “Gruppo Gino Falleri”, composto dai Consiglieri pubblicisti Roberto Rossi del GUS, Giornalisti degli Uffici Stampa, e Maurizio Lozzi della FNGPI, la Federazione Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti Italiani.

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La prima partecipazione pubblica della nuova compagine, di cui fanno parte anche i giornalisti Massimo Di Russo, pubblicista, Maurizio Pizzuto, professionista ed altri, è prevista agli Stati Generali dell’informazione e dell’editoria convocati il 4 luglio a Palazzo Montecitorio.

L’accordo tra le due maggiori componenti del giornalismo pubblicista regionale apre ora alla più ampia partecipazione possibile dei colleghi pubblicisti e a raccogliere le loro istanze proprio al fine di rafforzarne lo status, tanto più in un momento topico in cui problemi complessi, rafforzati purtroppo anche dalla miopia di tante anime vaganti del giornalismo, stanno offuscando gli orizzonti professionalmente percorribili.

Su questi, invece, il neo-costituito “Gruppo Gino Falleri” vuole avere, assicurare e mantenere una visione chiara, sia per pianificare tutte le strategie necessarie ai giornalisti pubblicisti, ai professionisti ed anche ai comunicatori – sia per approfondire nuove ipotesi normative necessarie a ridurre i rischi di abrogazione della legge istitutiva dell’Ordine, qualora ne venissero scartate le ipotesi al momento in campo per una sua autentica riforma.

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