Una buona notizia al rientro delle ferie: il “canone speciale” di 203,75 Euro, richiesto con lettera dalla RAI, non è quasi mai dovuto.

Alcuni colleghi, al rientro delle ferie, hanno ricevuto, oltre alle bollette straordinariamente aumentate e molte altre sgradevoli sorprese, la lettera, che la RAI ha inviato per posta ordinaria questo agosto alle partite IVA, agli studi professionali, alle associazioni, etc., con la richiesta del pagamento del °Canone speciale RAI”, con allegato tanto di bollettino di pagamento precompilato di Euro 203,70.

La lettera di richiesta è del tipo qui sotto riportato.

Il testo della lettera, equivoco ed omissivo, può indurre dei colleghi al pagamento di un “canone RAI speciale” di Euro 203,70 per la detenzione di apparati riceventi destinati anche alla “visione di filmati dimostrativi, televideo, sistemi di videosorveglianza, etc.“. Il vigente Codice delle Comunicazioni Elettroniche ne prevede il libero uso.

Al rientro delle ferie, in un momento particolare, quando alle bollette straordinariamente aumentate ed alle molte altre sgradevoli sorprese, si aggiunge un assordante silenzio sulle prospettive della professione, sul testo del PNRR per l’editoria previsto invano dalla legge di bilancio 2022 per lo scorso 31 marzo, sulla scandalosa situazione dell’INPGI, che non vede l’intervento dei Ministeri vigilanti a fronte di mancati adempimenti previsti dalla legge, etc, è sembrato importante dare una buona notizia ai colleghi che hanno ricevuto anche dalla RAI una sgradevole sorpresa, ovvero la richiesta per lettera ordinaria del pagamento del “canone speciale” di Euro 203,70: per la stragrande parte dei casi questo canone speciale non è dovuto.

Questi sono i motivi.

Il testo della lettera RAI è equivoco e la normativa in nota a pretesa del pagamento, omette di citare la legge vigente, il Codice delle Comunicazioni Elettroniche ( DL 259 del 1 agosto 2003, in particolare art. 105, punto 2, comma b), che ha dato attuazione in Italia alla normativa europea. e che regolamenta oggi il settore.

Il testo della lettera è equivoco ed omissivo, perchè fa riferimento all’art. 17 del Regio Decreto n. 246 del 1938, ma dimentica la vigente normativa, ovvero l’art 105, punto 2, comma b del vigente Codice delle Comunicazioni Elettroniche ( DL 259 del 2003). e può quindi indurre al pagamento di un canone speciale RAI non dovuto in base alla vigente legge.

Infatti all’art. 105, punto 2, comma b, il vigente Codice delle Comunicazioni Elettroniche precisa che :

"2. Sono altresi' di libero uso: 
    .......
    b)  gli  apparati  radioelettrici  solo   riceventi,   anche   da satellite, per i quali non sono previste assegnazione di frequenze  e protezione: non sono compresi gli apparecchi destinati esclusivamente alla ricezione del servizio di radiodiffusione. "

Quindi la RAI sta omettendo ancora oggi nel 2022 di applicare una legge dello Stato attuativa di una Direttiva Europea, in quanto per il DL 259 del 1 agosto 2003, art. 105 punto 2, comma b, sono di libero uso gli apparati radioelettici solo riceventi, a meno che siano “destinati esclusivamente alla ricezione del servizio di radiodiffusione.”

La Rai sta quindi richiedendo oggi un “canone speciale” di euro 203,70 per la detenzione di apparati in larghissima parte non “destinati esclusivamente alla ricezione del servizio di radiodiffusione”, destinati anche alla “visione di filmati dimostrativi, televideo, sistemi di videosorveglianza, etc.

La situazione non è nuova.

Già nel 2012 la RAI aveva richiesto indebitamente il canone speciale e nel 2013 vi era stato un mio intervento – e mi scuso se lo cito – sul Ministro dello Sviluppo Economico (MISE ) e sul Commissario Europeo per il Mercato Interno di allora per far cessare questo abuso ( vedi la mia comunicazione: pag.1, pag. 2, pag. 3, pag. 4).

La Direttrice Generale della Pianificazione e Gestione Spettro Radioelettrico, dott.ssa Eva Spina, inviava nel 2016 una comunicazione al Capo dell’Ufficio Legislativo del MISE, che chiarendo la definizione di apparecchio televisivo, limitava questo abuso, pur non facendo riferimento all’art. 105, punto 2, comma b, del vigente Codice delle Comunicazioni Elettroniche e quindi non limitando la possibilità di richiesta del Canone RAI alla sola detenzione di ricevitori televisivi “destinati esclusivamente alla ricezione del servizio di radiodiffusione.”

Il Ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti.

La competenza è del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ed in particolare del suo Dipartimento per le Comunicazioni, che non risulta abbia ancora preso posizione al proposito. Si richiama pertanto l’attenzione del Ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, che, pur in ordinaria amministrazione, potrebbe prendere in considerazione l’argomento e far rispettare alla RAI la normativa italiana ed europea al proposito.

Potrebbe essere anche l’occasione di considerare la ragionevolezza, se non addirittura la legittimità, di obbligare milioni di cittadini a pagare automaticamente il “canone RAI ordinario” per il solo fatto di avere intestato un contatore elettrico nella propria abitazione, fatto che per nulla comprova la detenzione di un apparato “esclusivamente destinato alla ricezione del servizio di radiodiffusione” ed inverte l’onere della prova per di più sulla base di un fatto non univocamente correlato.

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