“Tacabanda!” meglio Carosello che i “TacaBANDI” vergognosi di oggi

“Tacabanda!”. Per chi la ricorda ancora, questa era l’esclamazione durante Carosello di un simpatico “one man band” che, controvoglia, girava il mondo destreggiandosi per sopravvivere.

Una modalità di vita quasi simmetrica alla realtà del giornalista contemporaneo. Direte voi: “Che c’entra tacabanda?”. Semplice, parafrasando quest’esclamazione e trasformandola in “TacaBANDI”, proviamo a svelarvi l’arcano. Innanzitutto diciamo che anche il giornalista è una sorta di “one man band”, visto che rappresenta uno dei casi di professione ordinistica che può anche essere svolta in proprio.

Ma dato che, a differenza di medici, ingegneri architetti o avvocati, il giornalista non può aprire uno studio e avere un rapporto diretto con l’utente finale del suo lavoro, o trova un editore da cui essere ben pagato (?) oppure si mette a girare nel mondo dei bandi di concorso pubblici destreggiandosi – come il simpatico personaggio di Carosello che esclamava “Tacabanda!” – con un unico scopo: non degnamente vivere, ma a mala pena sopravvivere.

Infatti tra le proposte della PA, acronimo che nel caso dei concorsi riservati ai giornalisti non ha il significato di pubblica amministrazione, ma di “pubblica avarizia”, sopravvivere è davvero dura.

Non ci credete?

Allora proviamo a dare un’occhiata ad una – ma ce ne sono tantissime – proposta di lavoro del momento e vi accorgerete che la mortificazione della professione giornalistica, non è dietro l’angolo, ma in bella vista.

Il riferimento è alla procedura selettiva pubblica per titoli, rivolta alla formazione di un elenco comparativo per l’incarico – udite, udite! – di “Addetto stampa” presso l’Accademia di Belle Arti di Verona (leggi qui il Bando).

Incarico che nel rispetto delle norme vigenti – escluse ovviamente quelle dei contratti giornalistici di settore – attraverso la stipula di un contratto di collaborazione, conferisce un incarico annuale – precisiamo annuale! – dietro lauto, o meglio ladro, compenso.

Infatti, il corrispettivo annuo lordo è di 5.000 euro, oltre IVA e oneri di legge per curare – attenzione al mansionario richiesto:

a) raccolta dati e redazione di comunicati stampa, articoli, cartelle stampa e testi per la divulgazione e illustrazione, a livello locale, regionale e nazionale, delle principali attività e iniziative dell’ente;

b) relativo invio con eventuale documentazione fotografica alle redazioni;

c) attività di PR con telefonate di richiamo ai giornalisti potenzialmente interessati agli argomenti trattati;

d) organizzazione e gestione di conferenze stampa istituzionali;

e) gestione e implementazione del database contatti e della mailing list dell’Istituzione;

f) redazione testi per magazine e newsletter istituzionali; raccolta della rassegna stampa dei temi\eventi trattati e – last but not least –

g) aggiornamento della sezione Rassegna Stampa del sito internet dell’Accademia.

Risultato?

Mortificazione assoluta della nostra categoria.

In attesa dei funerali della professione giornalistica, torniamo a vederci Carosello, forse c’è ancora tempo prima di passare a miglior vita.

Maurizio LOZZI

Consigliere Regionale Pubblicista

Referente FNGPI Lazio

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