Il Ministero di Giustizia bacchetta l’Ordine: ha tentato di modificare le modalità di accesso al praticantato giornalistico

Alla vigilia del sessantesimo anniversario della pubbblicazione della legge istitutiva, la legge n.69 del 3 febbraio 1963, il Ministero di Giustizia, come ministero vigilante, bacchetta ancora una volta l’Ordine: non può modificare la legge istitutiva.

La FNGPI nel primo incontro telematico il 23 novembre scorso, con il Sottosegretario, sen. Alberto Barachini, oltre ad essere invitata ad un ulteriore incontro, è stata richiesta di inviargli i contributi presentati dalla FNGPI agli Stati Generali dell’Informazione nel 2019 e le idee per l’utilizzo dei fondi PNRR per l’editoria e l’informazione, che il suo predecessore, sen. Giuseppe Moles, aveva richiesto ed ottenuto dalla nostra organizzazione.

Una nuova legge, che sostituisca oggi la legge istitutiva, potrebbe adeguare la normativa italiana al quadro normativo europeo sulle professioni (Direttiva 2005/36/CE), alla legge italiana di recepimento di questa Direttiva (Decreto legislativo n. 206 del 2007) ed alla legge che ha dato un’attuazione specifica a questa Direttiva, ovvero alla legge n. 4 del 2013.

La FNGPI si è fatta, tenendo conto dei recenti fatti, promotrice di alcune idee per una nuova legge che, in occasione del sessantesimo anniversario, ci si augura possa sostituire quella istitutiva.

L’Ordine, secondo il ministero vigilante ed anche secondo chi crede che in Italia solo il Parlamento abbia il potere legislativo, non ha il potere di modificare la legge istitutiva.

Recenti fatti lo confermano.

Nei giorni scorsi il CNOG vi ha provato in merito al praticantato giornalitico e la risposta del ministero vigilante è stata dura e tempestiva.

Il CNOG nella seduta del giorno 8 novembre scorso ha votato a maggioranza i “Criteri interpretativi dell’art. 34 legge 69/1963 sull’iscrizione al Registro dei praticanti”.

Il CNOG – come dice il Presidente dell’Ordine Bartoli in questo sua presentazione sul sito OdG, “in regime di autoriforma” ha deciso una nuova modalità di accesso all’Elenco dei Giornalisti Professionisti.

Il Ministero di Giustizia, vigilante sull’ Ordine, ha prontamente contestato l’iniziativa ed in data 3 dicembre ha inviato al CNOG una comunicazione dura, avente come oggetto la “richiesta di sospensione dell’aggiornamento con nuovi criteri interpretativi dellart. 34 della legge n. 69/63 (accesso al praticantato giornalistico) con effetto dal 1 gennaio 2023”, decisi con delibera del CNOG dell’8 novembre 2022; faceva notare che l’accesso al praticantato giornalistico veniva modificato rispetto a quanto previsto dalla legge istitutiva e che il CNOG non aveva i poteri per modificare la legge istitutiva; faceva altresì balenare in caso di mancato adeguamento alla legge istitutiva, la possibilità di commissariamento.

Un articolo al proposito su “Giornalisti Italia” fornisce ulteriori dettagli.

Oggettivamente, che si possano ritenere “Criteri interpretativi dell’art. 34 legge 69/1963 sull’iscrizione al Registro dei praticanti” e non modificazioni della legge istitutiva, i contenuti della delibera del CNOG del giorno 8 novembre appare azzardato.

La situazione non è nuova. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine (CNOG) ha cercato più volte in passato di modificare la legge istitutiva, anche se il ministero vigilante ha più volte ripetuto che non ne ha i poteri.

In questo ultimo caso però la situazione potrebbe essere più grave perchè i “Criteri interpretativi dell’art. 34 legge 69/1963 sull’iscrizione al Registro dei praticanti”, votati dal CNOG, modificavano le modalità di accesso al praticantato giornalistico. Il tentativo potrebbero essere interpretato come il tentativo di coprire con una nuova modificazione quanto potrebbe essere stato fatto in passato in merito alle stesse modalità di accesso al praticantato giornalistico per le scuole.

Se fossero passate le nuove modalità di accesso al praticantato giornalistico, si sarebbe di fatto regolarizzato surrettiziamente la situazione di migliaia di colleghi ignari, senza ricorrere ad una sanatoria.

Sarebbe stato oscurato il fatto di non aver rispettato nelle scuole le modalità di accesso al praticantato giornalistico e la conseguente loro situazione di eventuale irregolarità per aver partepato all’esame di Stato per diventare Giornalisti Professionisti, senza averne il titolo per aver frequentato corsi senza effettuare un praticantato giornalistico nei modi previsti dalla legge istitutiva. Considerazioni in merito all’opportiunità ed alla necessità di una nuova legge, che provvedesse anche a questa sanatoria è stata presa in esame su questo blog.

La situazione non è certo nuova anche per una situazione analoga avvenuta in passato per le modalità di accesso dei Giornalisi Pubblicisti.

Sono state infatti in passato respinte con fermezza dal ministero vigilante le nuove modalitù di accesso all’Elenco Giornalisti Pubblicisti decise allora dal CNOG.

Una nuova legge, dopo sessant’anni, è necessaria perché il mondo dell’informazione in questi anni è totalmente cambiato, come sono cambiate le modalità con la quale si fa informazione e sono cambiate ed in rapida trasformazione le figure che fanno l’informazione e la comunicazione.

Il nostro Consiglio Direttivo nella riunione del 6 dicembre scorso, ha ritenuto, alla vigilia del sessantesimo anno dell’entrata in vigore della legge n 69 del 1963, fosse importante proporre una riflessione sull’opportunità di una nuova legge che superasse, mandasse in pensione, nel suo sessantesimo anniversario, la legge istitutiva, salvandone tutti gli aspetti positivi, ma collocandola nell’alveo della normativa europea sulle professioni.

Una nuova legge potrebbe anche assicurare un’opportuna transizione, consentendo a chi oggi è giornalista di rimanere giornalista e trasferendo in sostanza ad un’ “autorità competente” le competenze oggi proprie dell’Ordine, estese a tutte le professioni dell’informazione e della comunicazione: consentirebbe tanto ai giovani che fanno o vogliono fare i giornalisti di poter esser riconosciuti come giornalisti ed a chi svolge una delle molteplici professioni connesse con l’informazione e la comunicazione, di avere un adeguato riconoscimento.

Enrico Campagnoli

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